Stefano Fontana – Osservatorio Van Thuan: l’attualità di un giudizio

Si è tenuto a Giaveno (TO), il 26 giugno scorso, presso la Sala degli Specchi di Palazzo Marchini, inserito nella rassegna “Incontri di Studio” promossi dalle associazioni culturali “Il Laboratorio” e “Puzzle – richiami fluidi”, uno dei primi momenti di confronto sull’importante documento “Un Paese smarrito e la speranza di un popolo. Appello politico agli italiani” (Cantagalli 2014). L’appello, che è stato presentato lo scorso 14 maggio a Roma, con l’intervento del presidente MCL Carlo Costalli, è stato redatto dall’ l’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa.

L’incontro è stato tenuto dal direttore dell’Osservatorio, prof. Stefano Fontana. Moderatore il giornalista Marco Margrita (che ha redatto le note di cronaca che seguono).

Il punto di partenza dell’Appello, presentato nel 70° anniversario del “Codice di Camaldoli che costituì per i cattolici italiani, in un periodo storico denso di incognite per l’Italia, un punto di riferimento”, è la presa d’atto realistica che “i cattolici da tempo, non sanno fare una proposta organica, coerente, unitaria, lungimirante e, soprattutto, chiaramente ispirata alla propria tradizione, alla propria dottrina, inclusa la Dottrina sociale della Chiesa, alla propria fede”. L’obiettivo dichiarato dell’iniziativa è, dunque, quello di contribuire a colmare questo vuoto, assumendo la Dottrina sociale della Chiesa come punto di partenza per l’elaborazione di una precisa strategia politica di riforma culturale e sociale del Paese. L’Italia è, infatti, tra “ la fine di un percorso e l’inizio di uno nuovo” che “non (…) riguardano solo l’economia o l’assetto politico istituzionale, bensì l’intero quadro umano e sociale della nazione”.

 

 

Una buona partecipazione di pubblico – ma soprattutto del pubblico – per un incontro che ha approcciato in termini alti e profondi la decisiva questione del contributo dei cattolici alla politica in questo momento di crisi.

Il professor Fontana ha posto subito in rilievo una caratteristica dell’Appello: non si tratta di un documento di compromesso al ribasso, redatto per incontrare una ampia e generica adesione. Come si scrive nel testo: “per molti versi, le differenziazioni accumulate dentro il mondo cattolico sono ormai irreversibili ed hanno preoccupanti ricadute all’indietro sulla stessa fede, frammentando anche il corpo ecclesiale (…) il motivo per cui, nel lungo periodo della transizione, sono falliti tutti i tentativi di ricondurre ad una qualche unità le diversità politiche (…) Non si tratta più di aprire tavoli, perché dalle differenze, ormai consolidate, non può nascere un’unità. Si tratta, invece, di fare una proposta unitaria, rivolta a tutti, ma non su misura per tutti, e attorno a quella ricostruire un’adesione”.

L’urgenza, sottolinea il direttore dell’Osservatorio, è quella di cercare e proporre “una coerenza non solo di testimonianza personale ma anche di cultura politica”. Il punto di partenza va trovato, quindi, nei principi non negoziabili. La consapevolezza che deve guidare il cattolico è che la fede illumina la realtà aiutandone una più pregnante comprensione. Principi che vanno compresi nel loro essere realtà. Il richiamarvisi, quindi, è un decisivo contributo che offre,  al bene comune e alla democrazia, chi abbia una “visione cattolica del mondo”.

Per un cattolico – ha chiarito il relatore – un partito non può essere uguale all’altro. Troppo spesso si è trattata con leggerezza la cosiddetta “pluralità di scelte partitiche dei credenti”.

L’Appello, che l’Osservatorio ha proposto non volendo giocare nessun ruolo politico o pre-politico, nasce come una proposta organica proprio per offrire una visione su cui confrontarsi, fondandola su di una chiara antropologia e senza rimuovere il dato della sede.

 

Dopo l’illustrazione del dibattito sono stati numerosi gli interventi del pubblico. Il presidente regionale MCL Piemonte, Mauro Carmagnola ha richiamato “la laicità della proposta sturziana, cui occorre sicuramente tornare a guardare nell’andare a costruire la necessaria proposta politica identitaria, senza preoccuparsi che possa essere all’inizio minoritario, che il contesto di crisi e di vuoto politico richiede”. Il segretario regionale del Movimento Cristiano Lavoratori, Diego Mele ha preferito, invece, porre l’accento “sulla necessità di dar vita ad un ampia azione di formazione. A volte si ha l’impressione che non manchi tanto una forza politica di cattolici, ma proprio i cattolici”. Di “unità dei cattolici” ha parlato, con riferimento “all’esperienza ecclesiale dove la trova nulla anche per la grande confusione post-conciliare”, ha parlato il vicepresidente de “Il Laboratorio”, Piero Bonello. Una divisione che è stata messa in evidenza anche dal presidente di A.Ge. Piemonte, Gian Carlo Clara.

Ha preso, poi, la parola l’ex-deputato Giorgio Merlo. Secondo cui, ” in molti ambienti giornalistici e culturali di area cattolica ed ecclesiale, nazionale e locale, circola una tesi alquanto curiosa. Ancorché legittima. E cioè, i cattolici nella vita politica italiana di oggi “contano” quasi nulla, per non dire niente. Tesi singolare perché non c’è quasi forza politica che non dichiari di avere leader che affondano le loro radici nell’area cattolica, o nei valori cattolici o che abbiano avuto una formazione riconducibile alla cultura cattolica. Forse bisogna chiedersi perché non si incide, ed evitare di inseguire chimeriche soluzioni sbagliate. Per incidere non c’è bisogno di partiti confessionali o correnti organizzate. Ma si tratta di far ripartire una nuova stagione di seria e qualificata preparazione di una nuova classe dirigente di ispirazione cristiana. La responsabilità non è di coloro che si impegnano in politica ma, semmai, di quelli che devono fornire strumenti e modalità per formare una classe dirigente che non sia solo riconducibile ad una fresca carta di identità, ad una buona performance televisiva o ad una efficace batteria di battute e barzellette”.

Stefano Gagino (Mcl Alessandria) ha, invece, puntualizzato come sia fondamentale “saper ripartire dalla preghiera”. Secondo Alessandro Vacchiotti (Azione Cattolica Diocesi di Susa)  bisogna “osare il percorso dell’unità, sentendosi tutti chiamati a quest’impegno. Magari senza pensare sempre solo agli eletti, ma alla riattivazione di un popolo”.

 

Ampio il dibattito, con una pluralità di voci. La dimostrazione di quanto questo “Appello” sia in grado di risvegliare l’attenzione sui temi fondamentali.

 

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